Eccomi!
Buongiorno people!
Domanda essenziale: quali sono stati gli istanti di vita di cui ho potuto godere grazie a questo mio fisico " normale"?
Prenderei in esame gli ultimi due mesi... perchè?
Perchè a inizio anno ho avuto una butta ricaduta. Avevo perso parecchio peso, tanto che la responsabile della casa di cura dove sono stata ricoverata lo scorso anno voleva ricoverarmi di nuovo. Ma io mi sono imposta di riprendermi da sola; l'ho fatto per diversi motivi: perchè dentro di me una vocina mi diceva che ne sarei stata in grado, facendo leva sulla grande importanza che ha per me l'università, per il mondo di bene che voglio a tutta la mia famiglia, per la fiducia che mi sono dovuta sudare per trasferirmi in Veneto e perchè confesso che il ricovero è un luogo quasi idilliaco, dove tutti ti capiscono e il ritorno alla realtà è una vera mazzata sui denti, cosa che non vorrei rivivere.
Ho ricordi bellissimi del ricovero e vorrei che rimanessero solo quelli.
Quindi... piano piano mi sono rialzata e la fatica è stata enorme, ho dovuto accettare i miei limiti, attestare ed accettare che fisicamente stavo a pezzi: solo andare a lezione per me era una fatica disumana, tornavo in collegio incapace di aprire ancora un libro per la stanchezza...
Ho assaporato vita quando sono uscita la sera con alcune ragazze del collegio per sentire una band che faceva una cover di Vasco e Ligabue e mi sono trovata in prima fila a ballare e cantare con tutta la mia voce le canzoni che conoscevo. Ridevo, mi divertivo, ero leggera, nonostante quei leggins troppo stretti e la maglia larga per nascondere il ventre gonfio... ma chi ci pensava in quel momento?
E' stata vita quando dopo una pizza con amiche, ci siamo ritrovate a dividerci una vaschetta di gelato ricordandoci di quanto è dura la vita da studente durante le sessioni di esami. Ho mangiato gelato, non so quanto, ma era forse normale? o meglio così buffa come scena.
Ho vissuto al compleanno di mio nipote A. quando dopo aver cenato e mangiato una fetta di torta, mi sono ritrovata a giocare a fresbee con altre persone e a pallone con entrambi i miei nipoti.
Ho vissuto quando sono andata a mangiare una pizza in compagnia dei miei genitori e non è mai calato il silenzio a tavola, perchè di solito accade quando sono presa dai miei pensieri catastrofici su calorie e robe varie... e soprattutto ho mangiato in mezz'ora e non in un'ora com'era solito mio fare seguendo i dettami del dittatore dentro la mia testa.
E' vita ascoltare musica, quella passione che avevo abbandonato da anni perchè fonte ansiogena. E' vita guardare un film con amiche o con la mia mamma.
Ho festeggiato compleanni, e ne ho evitati altri. Per paura, per questioni legate al cibo, all' ingrassare e al peso. Ne sono consapevole, a volte scappo dalle situazioni perchè ho imparato a sentire quando sono davvero in pericolo e quindi cerco di tutelarmi, a volte rinunciando; e la rinuncia fa male ma non sono ancora così forte ed elastica da non avere più ostacoli. A volte la rinuncia e l' evitamento sfociano in comportamenti malati, come abbuffate, sensi di colpa, solitudine, tristezza, senso di non appartenenza.
Ma sono umana e ho ancora tante cose su cui lavorare. Ci sono ancora molti aspetti della malattia da debellare. Il percorso è ancora lungo, ma intanto a volte la vita mi illumina e io a braccia aperte la accolgo.
VORREI ESSERE VITA. VORREI ESSERE VIVA.
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lunedì 20 giugno 2016
Istanti colorati di una vita caotica
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mercoledì 24 giugno 2015
Emozioni da condividere con voi, Sono tornata
5 mesi e 10 giorni...
400 km di distanza da casa...
Il ricovero più difficile, utile, consapevole, pieno di giornate grigie e nere, ma che hanno anche visto l' amore, l' amicizia, la gratitudine, la fiducia, la paura, le lacrime, i sorrisi, gli abbracci, le cadute, le piccole vittorie, le soddisfazioni, sfociare da una semplice parola " aiuto"... circondata da uno staff di medici, infermiere, operatrici che sono UMANE, che provano EMOZIONI, che mi hanno ascoltata, compresa. E tante compagne di viaggio, arrivate da ogni parte d'Italia, con le quali ho condiviso questo percorso, le giornate, i pensieri, le confessioni.
Mi sembra ieri quel 7 gennaio 2015, inizio del mio ricovero: i pianti, la nostalgia di casa, l'impossibilità di contattare qualsiasi persona per le prime due settimane. La voglia di scappare, di andarmene da quel luogo che è poi diventato la mia seconda casa, la bolla di protezione, l'aiuto che inconsciamente stavo gridando con il mio corpo.
Adesso sono tornata, con fatica ho lasciato quella culla, tra abbracci e parole di conforto, lacrime e tante emozioni. Si, emozioni, perchè adesso so riconoscerle, so viverle anche se a volte fa male.
Vorrei condividere molte cose con voi...
se avrete un po' di pazienza...
un poco alla volta.
con affetto
Pulce
400 km di distanza da casa...
Il ricovero più difficile, utile, consapevole, pieno di giornate grigie e nere, ma che hanno anche visto l' amore, l' amicizia, la gratitudine, la fiducia, la paura, le lacrime, i sorrisi, gli abbracci, le cadute, le piccole vittorie, le soddisfazioni, sfociare da una semplice parola " aiuto"... circondata da uno staff di medici, infermiere, operatrici che sono UMANE, che provano EMOZIONI, che mi hanno ascoltata, compresa. E tante compagne di viaggio, arrivate da ogni parte d'Italia, con le quali ho condiviso questo percorso, le giornate, i pensieri, le confessioni.
Mi sembra ieri quel 7 gennaio 2015, inizio del mio ricovero: i pianti, la nostalgia di casa, l'impossibilità di contattare qualsiasi persona per le prime due settimane. La voglia di scappare, di andarmene da quel luogo che è poi diventato la mia seconda casa, la bolla di protezione, l'aiuto che inconsciamente stavo gridando con il mio corpo.
Adesso sono tornata, con fatica ho lasciato quella culla, tra abbracci e parole di conforto, lacrime e tante emozioni. Si, emozioni, perchè adesso so riconoscerle, so viverle anche se a volte fa male.
Vorrei condividere molte cose con voi...
se avrete un po' di pazienza...
un poco alla volta.
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venerdì 26 dicembre 2014
Natale e dintorni
Spero che il vostro Natale non sia stato rovinato troppo dal dca. Spero che abbiate passato una giornata abbastanza calma...
Io dopo anni e anni penso di aver passato il mio primo Natale decentemente.
Ho festeggiato con mia sorella e famiglia, quindi anche i miei nipoti e forse sapete già quanta forza mi danno; e poi non so se avete notato ma i bambini hanno quasi un potere in più rispetto a noi adulti: donano amore incosapevolmente.
Avevo deciso di mangiare un po' diversamente dagli altri giorni, cioè uscre dal mio schema alimenatare ferreo e concedermi qualcosa... quindi sapevo a cosa andavo incontro. Mi sono concessa un pizzico di valeriana con mezzo uovo sodo, una purè di zucca con un cucchiaio di crema alla ricotta e gorgonzola, una mini- crepe ricotta e spinaci, un cucchiaio di le,ticchie con una fettina di cotechino.
E fin quà tutto bene, tanti sensi di colpa ma anche soddisfazione nel ritrovare quei sapori. Ho parlato a tavola, ho espresso pareri sul cibo, ho aiutato i miei nipotini a mangiare chiedendomi dove mettono tutta la roba che riescono a mangiare ( davvero tanto!!!!).
E' arrivato il panettone. Al cioccolato. Mi ha fregata. Ne ho mangiato due fette. Troppo.
Ho cercato di mantenere la calma, mi sentivo stra in colpa, mi sentivo gonfia, avrei voluto tornare indietro e non accanirmi sul panettone... ma io lo so, so di essere ghiotta di dolci, so di poter esagerare su quelli... Per evitare di focalizzare il mio pensiero su ciò che avevo mangiato sono andata a giocare con i miei nipoti. Non mi sono isolata anche se avrei voluto gridare a tutti " guardate come sono diventata? golosa e basta, mangerei dolci e solo dolci! ma non posso ingrassare, non devo..."
Alla sera, ancora ripensando al panettone, mi sono convinta che sia stato solo un errore di percorso. Infondo erano settimane che non mi concedevo qualcosa di dolce e quindi è quasi normale che davanti a quella bontà io abbia un po' esagerato. Ho ripensato alla giornata senza il fattore cibo, alla mia corsa il giorno precedente a comprare dei cappellini da babbo natale per me e i miei nipoti, ai segnaposto fatti a mano da me, alla sveglia la mattina presto per andare alla funzione in chiesa, le foto vicino al mio alberello, l'entusiasmo dei miei nipoti davanti a tutti i loro doni...
Ancora oggi penso al panettone di ieri, a quella fetta di troppo... ma messo sulla bilancia insieme a tutto ciò che ho vissuto in preparazione a questo Natale e al calore che alcune persone importanti mi hanno fatto sentire nell'ultimo periodo, è niente. Quel dolce è niente in confronto al resto...
E oggi sono ritornata a seguire il mio equilibrio alimentare.
Fabiana 1
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venerdì 12 dicembre 2014
ritratti psicologici di una famiglia
Ho scritto tanti post da quando ho aperto il mio blog, ma non mi sono mai soffermata sul dolore che i disturbi alimentari portano nella famiglia di chi ne soffre... perché è vero che siamo noi a stare male, ma più guardo la mia famiglia, più mi sento in colpa per cosa gli sto facendo passare e cosa gli ho fatto passare. Non soffre solo il malato, ma anche tutta la famiglia e le persone che gli vogliono bene, sono sofferenze diverse ma si tratta sempre di dolore.
Potrei delineare dei ritratti psicologici della mia famiglia, e forse qualcuno potrà rivedere in questi i suoi genitori o alcune madri o padri potranno identificarsi con i miei...
Mia madre, ogni giorno, quando mi sveglio si preoccupa se ho dormito o no, forse perché in passato le notti erano in bianco. Ha molto spesso lacrime agli occhi quando mi guarda, mi chiama "ragnetto" accennando un sorriso per descrivere il mio fisico, ma dietro si vede che ci sta male. Ha difficoltà nel domandarmi cosa prevede "la mia dieta", è preoccupata quando deve cucinare non solo per mio padre ma anche per la famiglia di mia sorella. È come se il cibo fosse diventato un problema per lei, non a livello di fisico, ma ha paura di non cucinare più bene come una volta, non riesce a chiedermi consigli culinari che ogni madre chiederebbe ad una figlia di 20 anni. Passa delle giornate in cui è triste, arrabbiata con sé stessa. In quei giorni diventa intrattabile. E io vorrei tanto sparire quando la situazione è così, mi chiedo che razza di persona sono, far così male a chi mi ha messo al mondo.
Mio padre osserva tutto in silenzio, ormai non prova più a fare osservazioni sulla mia alimentazione, ha paura delle mie aggressioni verbali. Ogni tanto mi abbraccia o mi sorride, spesso mi ricorda a fatti e parole che lui mi vuole bene. È premuroso, si preoccupa sempre per la mia salute. Ogni tanto cerca di instaurare un dialogo con me, soprattutto quando mi vede triste, ma la sua buona volontà cade dopo pochi secondi a causa del mio brutto carattere... ed ecco che mi chiedo di nuovo che razza di persona sono.
Ho due sorelle, gemelle ma diversissime nel carattere. Hanno visto la malattia da lontano, ma anche loro sono state attaccate. Una vive all'estero, e mi ha confessato delle sue nottate passate in bianco a pensare alla mia salute cagionevole, al fatto che potrei stare male da un momento all'altro. È triste quando lo sono anche io, cerca di darmi consigli, cerchiamo di fare progetti per il mio futuro, ma io dopo poco divento distaccata.
L'altra mia sorella vive in Italia, ci vediamo una volta a settimana. Adesso anche due, perché molto spesso passiamo giornate insieme, solo noi due, e mi riempe di positività. Sto bene con Lei, ma poi quando torno a casa, queste mura mi soffocano di nuovo. Vivo con impazienza quella che è l'attesa per il " giorno tra sorelle", quando viene decisa la data è quasi un conto alla rovescia.
Le mie sorellone cercano di aiutarmi, ogni tanto mi chiedono notizie sulla mia situazione, ogni tanto cercano di sdrammatizzare quando diventa tutto " pesante", e fanno bene.
Ho due nipoti, uno di 6 anni l'altro di 4... anche loro intaccati da questa malattia?
Forse il più grande, forse F.
So che tutti quello che sto facendo per venire fuori da questa situazione, per non tornare indietro, lo faccio per loro. Loro che meritano una zia migliore, con la quale poter cucinare una torta, o mangiare merenda, o guardare un film con tranquillità. Loro meritano il meglio, e mi vengono sempre le lacrime agli occhi a pensare a F. Che pochi mesi fa mi ha detto " devo farti guarire da questo mal di pancia"... e A, il più piccolo, nato e cresciuto in questa situazione sembra non farci troppo caso per adesso. Spero.
Vorrei essere una persona migliore.
Potrei delineare dei ritratti psicologici della mia famiglia, e forse qualcuno potrà rivedere in questi i suoi genitori o alcune madri o padri potranno identificarsi con i miei...
Mia madre, ogni giorno, quando mi sveglio si preoccupa se ho dormito o no, forse perché in passato le notti erano in bianco. Ha molto spesso lacrime agli occhi quando mi guarda, mi chiama "ragnetto" accennando un sorriso per descrivere il mio fisico, ma dietro si vede che ci sta male. Ha difficoltà nel domandarmi cosa prevede "la mia dieta", è preoccupata quando deve cucinare non solo per mio padre ma anche per la famiglia di mia sorella. È come se il cibo fosse diventato un problema per lei, non a livello di fisico, ma ha paura di non cucinare più bene come una volta, non riesce a chiedermi consigli culinari che ogni madre chiederebbe ad una figlia di 20 anni. Passa delle giornate in cui è triste, arrabbiata con sé stessa. In quei giorni diventa intrattabile. E io vorrei tanto sparire quando la situazione è così, mi chiedo che razza di persona sono, far così male a chi mi ha messo al mondo.
Mio padre osserva tutto in silenzio, ormai non prova più a fare osservazioni sulla mia alimentazione, ha paura delle mie aggressioni verbali. Ogni tanto mi abbraccia o mi sorride, spesso mi ricorda a fatti e parole che lui mi vuole bene. È premuroso, si preoccupa sempre per la mia salute. Ogni tanto cerca di instaurare un dialogo con me, soprattutto quando mi vede triste, ma la sua buona volontà cade dopo pochi secondi a causa del mio brutto carattere... ed ecco che mi chiedo di nuovo che razza di persona sono.
Ho due sorelle, gemelle ma diversissime nel carattere. Hanno visto la malattia da lontano, ma anche loro sono state attaccate. Una vive all'estero, e mi ha confessato delle sue nottate passate in bianco a pensare alla mia salute cagionevole, al fatto che potrei stare male da un momento all'altro. È triste quando lo sono anche io, cerca di darmi consigli, cerchiamo di fare progetti per il mio futuro, ma io dopo poco divento distaccata.
L'altra mia sorella vive in Italia, ci vediamo una volta a settimana. Adesso anche due, perché molto spesso passiamo giornate insieme, solo noi due, e mi riempe di positività. Sto bene con Lei, ma poi quando torno a casa, queste mura mi soffocano di nuovo. Vivo con impazienza quella che è l'attesa per il " giorno tra sorelle", quando viene decisa la data è quasi un conto alla rovescia.
Le mie sorellone cercano di aiutarmi, ogni tanto mi chiedono notizie sulla mia situazione, ogni tanto cercano di sdrammatizzare quando diventa tutto " pesante", e fanno bene.
Ho due nipoti, uno di 6 anni l'altro di 4... anche loro intaccati da questa malattia?
Forse il più grande, forse F.
So che tutti quello che sto facendo per venire fuori da questa situazione, per non tornare indietro, lo faccio per loro. Loro che meritano una zia migliore, con la quale poter cucinare una torta, o mangiare merenda, o guardare un film con tranquillità. Loro meritano il meglio, e mi vengono sempre le lacrime agli occhi a pensare a F. Che pochi mesi fa mi ha detto " devo farti guarire da questo mal di pancia"... e A, il più piccolo, nato e cresciuto in questa situazione sembra non farci troppo caso per adesso. Spero.
Vorrei essere una persona migliore.
venerdì 12 settembre 2014
lettere ad un'amica
Cara amica,
Nella tua testardaggine continui ad andare avanti per la strada, non vuoi essere aiutata, continui a rimanere in quel mondo.
Un mondo falso, sporco, bugiardo, triste ;
Il cibo e il corpo sono i tuoi bersagli.
Ti stai distruggendo, ma non lo vedi e non ne sei consapevole.
Sai, in te rivedo la me di tre anni fa, prossima al ricovero ma non ancora abbastanza magra per essere chiusa in quelle mura bianche.
Mi dici che ogni tanto mangi dolci... anche io lo facevo.
Mi dici che non vuoi mangiare con i tuoi genitori, anche io lo pensavo.
Mi confessi che sei sempre stanca, quanto ti capisco.
Mi confessi che non prendi gli integratori alimentari che ti hanno prescritto i medici dell'ambulatorio... come posso sgridarti? Anche io non l' ho mai fatto se non in ricovero.
Mi dici che dormi tutto il giorno per non pensare e non sentire la fame, io studiavo tutto il giorno per non pensare allo schifo della malattia.
Vorrei tanto poterti fermare, farti vedere che persona meravigliosa sei, non solo come fisico ma come persona.
Mi piacerebbe tanto che tu tentassi quei test d'ingresso universitari che hai già deciso far andare male perché sostieni di non possedere i requisiti adatti. Non ci credo. Ti sottovaluti tanto.
Vorrei prenderti per mano e aiutarti in questo cammino e invece sono così debole da lasciarmi influenzare da quelle che sono le tuen" fisse alimentari" facendole venire anche mie... quindi cerco di evitare di parlare di " questa malattia" perché tu non la chiami per nome, non dici " anoressia" perché sostieni di non avere questo problema.
Lo so, è così, non si vuole vedere il problema, ma esiste.
Lotta, fallo per il tuo ragazzo, per tuo fratello, per le tue amiche, per quel tuo sorriso solare che ti evidenzia le fossette sulle guance, per i tuoi occhi scuri e pieni di parole.
Lotta contro l'ossessione, combatti, hai tutta la vita davanti da vivere.
Coraggio.
Nella tua testardaggine continui ad andare avanti per la strada, non vuoi essere aiutata, continui a rimanere in quel mondo.
Un mondo falso, sporco, bugiardo, triste ;
Il cibo e il corpo sono i tuoi bersagli.
Ti stai distruggendo, ma non lo vedi e non ne sei consapevole.
Sai, in te rivedo la me di tre anni fa, prossima al ricovero ma non ancora abbastanza magra per essere chiusa in quelle mura bianche.
Mi dici che ogni tanto mangi dolci... anche io lo facevo.
Mi dici che non vuoi mangiare con i tuoi genitori, anche io lo pensavo.
Mi confessi che sei sempre stanca, quanto ti capisco.
Mi confessi che non prendi gli integratori alimentari che ti hanno prescritto i medici dell'ambulatorio... come posso sgridarti? Anche io non l' ho mai fatto se non in ricovero.
Mi dici che dormi tutto il giorno per non pensare e non sentire la fame, io studiavo tutto il giorno per non pensare allo schifo della malattia.
Vorrei tanto poterti fermare, farti vedere che persona meravigliosa sei, non solo come fisico ma come persona.
Mi piacerebbe tanto che tu tentassi quei test d'ingresso universitari che hai già deciso far andare male perché sostieni di non possedere i requisiti adatti. Non ci credo. Ti sottovaluti tanto.
Vorrei prenderti per mano e aiutarti in questo cammino e invece sono così debole da lasciarmi influenzare da quelle che sono le tuen" fisse alimentari" facendole venire anche mie... quindi cerco di evitare di parlare di " questa malattia" perché tu non la chiami per nome, non dici " anoressia" perché sostieni di non avere questo problema.
Lo so, è così, non si vuole vedere il problema, ma esiste.
Lotta, fallo per il tuo ragazzo, per tuo fratello, per le tue amiche, per quel tuo sorriso solare che ti evidenzia le fossette sulle guance, per i tuoi occhi scuri e pieni di parole.
Lotta contro l'ossessione, combatti, hai tutta la vita davanti da vivere.
Coraggio.
venerdì 5 settembre 2014
dedico queste parole a tutti voi
Vorrei dedicare questo post ad un discorso che mi è stato fatto circa un anno fa.
Una persona importante voleva parlare con me, soprattutto per spronarmi nei confronti della vita e farmi sapere che lui faceva il tifo per me.
Mi stavo riprendendo da un periodo di crisi, non drastica, ma sempre crisi...
Eravamo seduti su due poltrone di pelle.
Z. Iniziò a parlare... ricordo che facevo fatica a seguirlo perché era solito ad usare termini abbastanza eruditi .
Mi paragonò ad un attore di teatro solito a ricoprire un grande ruolo in una tragedia shakespeariana come Amleto.
Mi raccontò la storia di questo attore. Era davvero bravo nel suo lavoro, recitava alla perfezione, quando saliva sul palco il pubblico era sempre entusiasta. Un giorno capitò che questo attore sbagliò una battuta del copione e subito in sala cadde il silenzio. Si bloccò, tornò dietro le quinte e decise di non dedicare più la sua vita al teatro.
Era fuori dal gioco e anche se gli anni passavano non riusciva ad accettare di aver sbagliato, di essere imperfetto e non più perfetto. Pensava ogni giorno a quell' errore.
Poi qualcosa cambiò, decise di riprendere in mano la sua vita e si mise nuovamente in gioco.
Una sera trovò il coraggio di salire sul palco per recitare il suo ruolo abitudinario. Ma quando le persone lo videro, ancora prima che lui iniziasse a recitare, in tutta la sala si levò un applauso lunghissimo.
In quel momento l'attore capì che alle persone non importava se lui era imperfetto, il pubblico lo stava accettando in base alla sua persona e non in base alla bravura, e che risultato non era importante.
Quando gli applausi finirono, egli si mise a recitare, sapendo di non poter più dare la perfezione, ma consapevole di dare comunque il massimo...
Z. Finì questo discorso dicendomi " tu sei quell'attore e io sono in mezzo a quel pubblico che sta facendo il tifo per te, ti sto applaudendo per il percorso che hai fatto fino ad adesso e sono sicuro che arriverai a nutrire i tuoi sogni lasciando da parte la perfezione e accettando il tuo essere umano e quindi avere dei limiti".
Ecco, questo discorso lo dedico anche a tutti voi, a chi sta lottando per qualsiasi prova la vita gli abbia messo davanti, per chi si sta rialzando dopo una caduta, per chi tutti i giorni deve fare i conti con sé stesso.
Vi abbraccio forte
Pulce
Una persona importante voleva parlare con me, soprattutto per spronarmi nei confronti della vita e farmi sapere che lui faceva il tifo per me.
Mi stavo riprendendo da un periodo di crisi, non drastica, ma sempre crisi...
Eravamo seduti su due poltrone di pelle.
Z. Iniziò a parlare... ricordo che facevo fatica a seguirlo perché era solito ad usare termini abbastanza eruditi .
Mi paragonò ad un attore di teatro solito a ricoprire un grande ruolo in una tragedia shakespeariana come Amleto.
Mi raccontò la storia di questo attore. Era davvero bravo nel suo lavoro, recitava alla perfezione, quando saliva sul palco il pubblico era sempre entusiasta. Un giorno capitò che questo attore sbagliò una battuta del copione e subito in sala cadde il silenzio. Si bloccò, tornò dietro le quinte e decise di non dedicare più la sua vita al teatro.
Era fuori dal gioco e anche se gli anni passavano non riusciva ad accettare di aver sbagliato, di essere imperfetto e non più perfetto. Pensava ogni giorno a quell' errore.
Poi qualcosa cambiò, decise di riprendere in mano la sua vita e si mise nuovamente in gioco.
Una sera trovò il coraggio di salire sul palco per recitare il suo ruolo abitudinario. Ma quando le persone lo videro, ancora prima che lui iniziasse a recitare, in tutta la sala si levò un applauso lunghissimo.
In quel momento l'attore capì che alle persone non importava se lui era imperfetto, il pubblico lo stava accettando in base alla sua persona e non in base alla bravura, e che risultato non era importante.
Quando gli applausi finirono, egli si mise a recitare, sapendo di non poter più dare la perfezione, ma consapevole di dare comunque il massimo...
Z. Finì questo discorso dicendomi " tu sei quell'attore e io sono in mezzo a quel pubblico che sta facendo il tifo per te, ti sto applaudendo per il percorso che hai fatto fino ad adesso e sono sicuro che arriverai a nutrire i tuoi sogni lasciando da parte la perfezione e accettando il tuo essere umano e quindi avere dei limiti".
Ecco, questo discorso lo dedico anche a tutti voi, a chi sta lottando per qualsiasi prova la vita gli abbia messo davanti, per chi si sta rialzando dopo una caduta, per chi tutti i giorni deve fare i conti con sé stesso.
Vi abbraccio forte
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lunedì 1 settembre 2014
per dieci minuti di sicurezza
Ieri mi è successa una cosa bella: anche se per poco, penso venti minuti, sono riuscita a star abbastanza bene con il mio corpo.
Sono andata a passeggiare per la via principale della città, quelle vie dove la domenica si fa fatica a camminnare per quanto sono affollate, i bambini corrono senza sosta con dietro i genitori che li richimano, dei giovani fischiano e si insultano a vicenda e le coppiette passeggiano mano per la mano scambiandosi sguardi dolci.
E poi c'ero io. Ho cercato di apparire sicura davanti a tutte quelle persone e per un po' penso di esserci riuscita perchè non mi sono sentita troppo a disagio!
Avevo dato molta attenzione al make-up e agli accessori pensando che così le persone non mi avrebbero guardata per il fisico ma per altro... sull'occchio ho accostato un ombretto rosa antico ad una linea sottile di eyeliner argento glitterato, un mascara nero volumizzante e un po' di blush sul viso per dare colorito alla mia carnagione chiara. Ho indossato degli orecchini pendenti con delle perle al fondo e mi sono vestita con una t- shirt bianca molto scollata, un paio di jeans attillati e delle scarpe beige tacco 12 bellissime.
Quando camminavo pensavo " pancia indentro pancia indentro", ma poi ho abbandonato quel pensiero per rivolgere l'attenzione alle vetrine dei negozi.
Così è volato il tempo e sono stata un po' " spensierata", per quanto è possibile quando si soffre di dca.
Oggi è lunedì: il lunedì mi prende sempre un po' di magone perchè significa avere sette giorni davanti da cercare di vivere, ma anche sette nuovi giorni di battaglia contro le voci dentro la mia testa.
Questa mattina sono andata scialla in città con la mia macchina, ho fatto un po' di chiacchiere in un bar, alcune commissioni al supermercato e ho prenotato le mie analisi del sangue.
Sono titubante quando si tratta di esami del sangue, ho sempre paura di scoprire qualche nuovo valore sballato a causa della malattia. Va beh, vedrò poi, meglio non fasciarsi già la testa adesso!
Questa sera andrò a vedere una partita di pallavolo, mi fa molto piacere e un po' mi emoziona... sento ancora la pallavolo dentro me.
Forse da fine settembre darò un aiuto all'allenatrice di pallavolo delle bambine del minivolley! Sarebbe bello!!
Un abbraccio forte a tutti voi
Sono andata a passeggiare per la via principale della città, quelle vie dove la domenica si fa fatica a camminnare per quanto sono affollate, i bambini corrono senza sosta con dietro i genitori che li richimano, dei giovani fischiano e si insultano a vicenda e le coppiette passeggiano mano per la mano scambiandosi sguardi dolci.
E poi c'ero io. Ho cercato di apparire sicura davanti a tutte quelle persone e per un po' penso di esserci riuscita perchè non mi sono sentita troppo a disagio!
Avevo dato molta attenzione al make-up e agli accessori pensando che così le persone non mi avrebbero guardata per il fisico ma per altro... sull'occchio ho accostato un ombretto rosa antico ad una linea sottile di eyeliner argento glitterato, un mascara nero volumizzante e un po' di blush sul viso per dare colorito alla mia carnagione chiara. Ho indossato degli orecchini pendenti con delle perle al fondo e mi sono vestita con una t- shirt bianca molto scollata, un paio di jeans attillati e delle scarpe beige tacco 12 bellissime.
Quando camminavo pensavo " pancia indentro pancia indentro", ma poi ho abbandonato quel pensiero per rivolgere l'attenzione alle vetrine dei negozi.
Così è volato il tempo e sono stata un po' " spensierata", per quanto è possibile quando si soffre di dca.
Oggi è lunedì: il lunedì mi prende sempre un po' di magone perchè significa avere sette giorni davanti da cercare di vivere, ma anche sette nuovi giorni di battaglia contro le voci dentro la mia testa.
Questa mattina sono andata scialla in città con la mia macchina, ho fatto un po' di chiacchiere in un bar, alcune commissioni al supermercato e ho prenotato le mie analisi del sangue.
Sono titubante quando si tratta di esami del sangue, ho sempre paura di scoprire qualche nuovo valore sballato a causa della malattia. Va beh, vedrò poi, meglio non fasciarsi già la testa adesso!
Questa sera andrò a vedere una partita di pallavolo, mi fa molto piacere e un po' mi emoziona... sento ancora la pallavolo dentro me.
Forse da fine settembre darò un aiuto all'allenatrice di pallavolo delle bambine del minivolley! Sarebbe bello!!
Un abbraccio forte a tutti voi
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mercoledì 13 agosto 2014
Quella LEI sono IO
Lei sorrideva sempre,
Lei aveva molti amici...
Lei riusciva sempre a strappare un sorriso a tutti, con quel suo sorriso dolce e quei suoi riccioli.
Lei amava lo sport, la musica, la lettura, il cinema.
Lei amava fare shopping, chiacchierare con le amiche, studiare all'ultimo minuto.
Lei era felice.
Poi un giorno cambiò.
Qualcosa o qualcuno la fece cambiare.
Lei aveva uno sguardo sempre velato dalla tristezza e perso nel vuoto.
Lei faticava a sorridere, non voleva più saperne di tutto e tutti.
Lei iniziò a dimagrire, a piangere, ad avere crisi d'ansia.
Lei iniziò a chiudersi in sè stessa come un riccio.
Lei smise di ascoltare musica, di leggere, di praticare sport, di guardare film.
Lei smise di esistere. Volle cancellarsi dalla faccia della terra.
Ma qualcuno la volle salvare.
La riportò nella realtà, quella che fa male.
Lei ricominciò a sopravvivere.
Lei ogni tanto adesso riesce a sorridere... ora ama i complimenti, ma non sa mai se sono veri o falsi.
Lei non esce molto, fa ancora a pugni con i suoi pensieri.
Lei vorrebbe iniziare a vivere ma ha paura.
Lei continua ad essere spaventata ma non chiede aiuto.
Quella Lei sono IO.
Lei aveva molti amici...
Lei riusciva sempre a strappare un sorriso a tutti, con quel suo sorriso dolce e quei suoi riccioli.
Lei amava lo sport, la musica, la lettura, il cinema.
Lei amava fare shopping, chiacchierare con le amiche, studiare all'ultimo minuto.
Lei era felice.
Poi un giorno cambiò.Qualcosa o qualcuno la fece cambiare.
Lei aveva uno sguardo sempre velato dalla tristezza e perso nel vuoto.
Lei faticava a sorridere, non voleva più saperne di tutto e tutti.
Lei iniziò a dimagrire, a piangere, ad avere crisi d'ansia.
Lei iniziò a chiudersi in sè stessa come un riccio.
Lei smise di ascoltare musica, di leggere, di praticare sport, di guardare film.
Lei smise di esistere. Volle cancellarsi dalla faccia della terra.
Ma qualcuno la volle salvare.
La riportò nella realtà, quella che fa male.
Lei ricominciò a sopravvivere.
Lei ogni tanto adesso riesce a sorridere... ora ama i complimenti, ma non sa mai se sono veri o falsi.
Lei non esce molto, fa ancora a pugni con i suoi pensieri.
Lei vorrebbe iniziare a vivere ma ha paura.
Lei continua ad essere spaventata ma non chiede aiuto.
Quella Lei sono IO.
mercoledì 6 agosto 2014
sono tra due angioletti e coperta da un' ombra
E ti accorgi che Lei non ti abbandona...
Sono sdraiata nel lettone con i miei nipotini, ho già parlato più volte di loro.
Sono coricata in mezzo ad un sincero affetto.
Il più piccolo, di tre anni, sta dormendo con il respiro profondo, è crollato dopo una mattinata di pieno gioco. Il più grande, che ha cinque anni, fa finta di dormire. Ogni tanto apre gli occhi e si intravede un piccolo sorriso sulle sue labbra mentre si sforza di tenere gli occhi chiusi.
In questa stanza c'è tanto amore. Ma non quello del mondo degli adulti, un po ' falso e occasionale, è puro amore.
Mi trovo in mezzo a due angioletti, ma Lei non mi lascia.
Non riesco a staccare la spina, penso solo al cibo, a cosa ho mangiato, al mio corpo, alle mie forme.
Mi sento in colpa per non fare abbastanza movimento, prima almeno studiavo e bruciavo calorie, mentre adesso non ho più questa risorsa per tenere stabile il mio peso.
E così mi vedo enorme allo specchio. Sono io quella? Lo specchio riflette il dolore che si ha dentro.
Ma i miei occhi mentono. O forse no?
Sono davvero così in carne o è solo l' immagine distorta della mia mente?
Non mi è dato saperlo. Non so come sono. Ogni volta che devo uscire di casa mi cambio i vestiti quattro o cinque volte perché nulla va mai bene: quei pantaloni segnano troppo le cosce, gli altri stringono troppo, questi sono troppo attillati e la maglia mi segna la pancia.
Non ne posso più. Portatemi via di qua.
Sono sdraiata nel lettone con i miei nipotini, ho già parlato più volte di loro.
Sono coricata in mezzo ad un sincero affetto.
Il più piccolo, di tre anni, sta dormendo con il respiro profondo, è crollato dopo una mattinata di pieno gioco. Il più grande, che ha cinque anni, fa finta di dormire. Ogni tanto apre gli occhi e si intravede un piccolo sorriso sulle sue labbra mentre si sforza di tenere gli occhi chiusi.
In questa stanza c'è tanto amore. Ma non quello del mondo degli adulti, un po ' falso e occasionale, è puro amore.
Mi trovo in mezzo a due angioletti, ma Lei non mi lascia.
Non riesco a staccare la spina, penso solo al cibo, a cosa ho mangiato, al mio corpo, alle mie forme.
Mi sento in colpa per non fare abbastanza movimento, prima almeno studiavo e bruciavo calorie, mentre adesso non ho più questa risorsa per tenere stabile il mio peso.
E così mi vedo enorme allo specchio. Sono io quella? Lo specchio riflette il dolore che si ha dentro.
Ma i miei occhi mentono. O forse no?
Sono davvero così in carne o è solo l' immagine distorta della mia mente?
Non mi è dato saperlo. Non so come sono. Ogni volta che devo uscire di casa mi cambio i vestiti quattro o cinque volte perché nulla va mai bene: quei pantaloni segnano troppo le cosce, gli altri stringono troppo, questi sono troppo attillati e la maglia mi segna la pancia.
Non ne posso più. Portatemi via di qua.
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lunedì 28 luglio 2014
Quel pregio chiamato " sensibilità"
Ho passato tre giorni in montagna fantastici... ero in compagnia di mia sorella e dei miei nipotini. Sono stati giorni di puro affetto, passeggiate, parco giochi ( eh sì, pure io sono andata sullo scivolo!), sorrisi, coccole, qualche sgridata ogni tanto ai bimbi, clima fresco e anche qualche goccia di pioggia con il sole.
Non avrei lasciato quel luogo, sarei rimasta in quel clima leggero, in quel paese dove le persone ti salutano e nemmeno sanno chi sei, ma è consuetudine fare così. Sentire la gente attorno a te parlare francese e capire cosa dicono tra loro, aver quasi voglia di mettersi a parlare con loro per divertirsi con la lingua francese...
E poi però torni a casa e tutto ritorna come prima... quel clima un po ' pesante, anche se i tuoi genitori fanno il loro meglio per nasconderlo. Ma è così, le persone molto sensibili leggono attraverso le righe, interpretano gli sguardi, le azioni, i movimenti, le frasi. Sanno leggere quegli occhi che non riescono a nascondere la verità. Le persone sensibili sono " condannate" a vedere cose che la maggior parte delle persone non vedono, o forse non vogliono vedere?
Chi lo sa...
La sensibilità è un'arma a doppio taglio: qualità bellissima che permette di poter aiutare gli altri, capirli, consigliarli, ma anche sentire, vedere, percepire quelle linee sottili di emozioni che a volte ti attraversano, ti colpiscono e ne rimani ferito. Quelle linee che a volte ti fanno sentire di troppo.
Nonostante tutto, preferisco mille volte essere sensibile piuttosto che cieca davanti al mondo.
Non avrei lasciato quel luogo, sarei rimasta in quel clima leggero, in quel paese dove le persone ti salutano e nemmeno sanno chi sei, ma è consuetudine fare così. Sentire la gente attorno a te parlare francese e capire cosa dicono tra loro, aver quasi voglia di mettersi a parlare con loro per divertirsi con la lingua francese...
E poi però torni a casa e tutto ritorna come prima... quel clima un po ' pesante, anche se i tuoi genitori fanno il loro meglio per nasconderlo. Ma è così, le persone molto sensibili leggono attraverso le righe, interpretano gli sguardi, le azioni, i movimenti, le frasi. Sanno leggere quegli occhi che non riescono a nascondere la verità. Le persone sensibili sono " condannate" a vedere cose che la maggior parte delle persone non vedono, o forse non vogliono vedere?
Chi lo sa...
La sensibilità è un'arma a doppio taglio: qualità bellissima che permette di poter aiutare gli altri, capirli, consigliarli, ma anche sentire, vedere, percepire quelle linee sottili di emozioni che a volte ti attraversano, ti colpiscono e ne rimani ferito. Quelle linee che a volte ti fanno sentire di troppo.
Nonostante tutto, preferisco mille volte essere sensibile piuttosto che cieca davanti al mondo.
martedì 17 dicembre 2013
Briciole di felicità
Troppi anni, mesi, settimane, passate a vedere sempre i giorni neri, a non apprezzare ciò che la vita mi ha offerto ogni giorno. Ed è ancora così, fatico a sorridere della vita, soprattutto in quest'ultimo periodo, per questa ragione ho deciso di affidarmi un compito... cercare almeno una briciola di felicità nell' arco della giornata. Non pretendo momenti, minuti... anche perchè si sa che la felicità dura poco; sono una specie di cacciatrice della felicità ecco cosa sono, qualche briciola, non di più e faccio già solo fatica a trovare quelle...
Per me la felicità non è avere grandi cose, risiede nelle piccole cose, nelle piccole azioni, nei gesti inaspettati, in parole piacevoli, in sguardi e sorrisi...
E così in questo ultimo periodo ho cercato qualcosa che facesse staccare per un breve momento la mia testa dalle paranoie quotidiane della scuola e della malattia. Un giorno è bastata la canzone " piccola stella senza cielo" di Ligabue per farmi un attimo riposare, per rilassarmi dallo stress quotidiano. Un altro giorno invece la felicità l'ho trovata cullando una bambina di sei mesi all'asilo nido presso il quale faccio lo stage scolastico. Mi sono emozionata quando mio nipote mi ha detto che sono bella, mi sono emozionata allo sguardo di un ragazzo mentre andavo al terminal dei pullman per tornare a casa da scuola. Ho trovato un momento di felicità in una fotografia di quando ero piccola e tutti insieme festeggiavamo il mio compleanno.
Briciole di felicità... arriverò a trovarne tante, e le metterò tutte insieme per trovare in queste una vita non solo fatta di ore vuote e smarrite, ma all'insegna delle emozioni.
Pulce
Per me la felicità non è avere grandi cose, risiede nelle piccole cose, nelle piccole azioni, nei gesti inaspettati, in parole piacevoli, in sguardi e sorrisi...
E così in questo ultimo periodo ho cercato qualcosa che facesse staccare per un breve momento la mia testa dalle paranoie quotidiane della scuola e della malattia. Un giorno è bastata la canzone " piccola stella senza cielo" di Ligabue per farmi un attimo riposare, per rilassarmi dallo stress quotidiano. Un altro giorno invece la felicità l'ho trovata cullando una bambina di sei mesi all'asilo nido presso il quale faccio lo stage scolastico. Mi sono emozionata quando mio nipote mi ha detto che sono bella, mi sono emozionata allo sguardo di un ragazzo mentre andavo al terminal dei pullman per tornare a casa da scuola. Ho trovato un momento di felicità in una fotografia di quando ero piccola e tutti insieme festeggiavamo il mio compleanno.
Briciole di felicità... arriverò a trovarne tante, e le metterò tutte insieme per trovare in queste una vita non solo fatta di ore vuote e smarrite, ma all'insegna delle emozioni.
Pulce
venerdì 13 dicembre 2013
Dopo il lungo silenzio
Ciao... non so come iniziare questo post. Chiedere scusa non basta, è da più di un mese che non mi faccio viva, che non scrivo...vi ho lascito così, senza preavviso e spiegazione e mi dispiace...
potrei riassumere tutto ciò che è successo in questo lasso di tempo, ma sarebbe noioso da leggre.
Accenno alcune cose... ho avuto una ricaduta nella malattia, soprattutto psicologica. Tanta voglia di scomparire, ma paura di essere messa da parte, di essere dimenticata,di non essere presa in considerazione... la scuola stressante, io che fatico a studiare e passo tutti i giorni sul libro per faticare a prendere un sei. La voglia di nascondere il mio corpo con maglie larghe, felpe e pantaloni non attillati... ho portato per settimane la tuta ginnica in modo da nascondere ogni mia imperfezione corporea. L'ho sentita, la malattia era di nuovo con me... mi sussurrava di saltare gli spuntini a scuola, ogni tanto le ho dato retta... andavo alla ricerca dei cibi meno calorici, vedevo e vedo l'ora di educazione fisica a scuola come una possibilità di bruciare calorie... mi diceva anche di vomitare,cosa che io non sono mai stata abituata a fare e non faccio. Tanto odio verso il cibo e verso il mio corpo... perennemente stanca e con le occhiaie, ecco come sono.
Mia madre è andata a parlare ai professori e tutti, dico tutti, le hanno detto che non mi vedono molto bene, che sono un po' preoccupati, che non mi vedono mai magiare, che sono sempre pallida e con gli occhi segnati... è così, non sono il ritratto della bellezza e della salute. Però a scuola vado volentieri, soprattutto per alcuni legami che sono riuscita a instaurare con le mie compagne... rido, scherzo, non sono di parte...sono neutrale in mezzo a quei tanti gruppetti.
Lunedì scorso avrei dovuto fare la simulazione della terza prova d'esame; erano giorni e giorni che studiavo, ansia a mille, e così mi è preso un attacco di gastrite acuta che mi ha tenuta dolorante anche il giorno del mio compleanno e così non sono riuscita a andare a scuola...ero talmente agitata e delusa da me stessa per questa mancanza che ho chiamato la professoressa coordinatrice di classe alle nove e mezza di sera per scusarmi se il giorno dopo non mi sarei presentata a scuola....
già ora ho 19 anni, strano vero? mi sembra ieri il giorno in cui ho raggiunto la meta dei 18 anni, quelli tanto attesi ma anche paurosi perchè sgnificava avere tante responsabilità e io non le volevo queste. Adesso allora cosa dovrei dire??? mi va bene così, per fortuna quel complesso è passato.
Basta chiacchiere
Scusatemi davvero molto, adesso sono tornata.
Mi siete mancate...passo da voi
potrei riassumere tutto ciò che è successo in questo lasso di tempo, ma sarebbe noioso da leggre.
Accenno alcune cose... ho avuto una ricaduta nella malattia, soprattutto psicologica. Tanta voglia di scomparire, ma paura di essere messa da parte, di essere dimenticata,di non essere presa in considerazione... la scuola stressante, io che fatico a studiare e passo tutti i giorni sul libro per faticare a prendere un sei. La voglia di nascondere il mio corpo con maglie larghe, felpe e pantaloni non attillati... ho portato per settimane la tuta ginnica in modo da nascondere ogni mia imperfezione corporea. L'ho sentita, la malattia era di nuovo con me... mi sussurrava di saltare gli spuntini a scuola, ogni tanto le ho dato retta... andavo alla ricerca dei cibi meno calorici, vedevo e vedo l'ora di educazione fisica a scuola come una possibilità di bruciare calorie... mi diceva anche di vomitare,cosa che io non sono mai stata abituata a fare e non faccio. Tanto odio verso il cibo e verso il mio corpo... perennemente stanca e con le occhiaie, ecco come sono.
Mia madre è andata a parlare ai professori e tutti, dico tutti, le hanno detto che non mi vedono molto bene, che sono un po' preoccupati, che non mi vedono mai magiare, che sono sempre pallida e con gli occhi segnati... è così, non sono il ritratto della bellezza e della salute. Però a scuola vado volentieri, soprattutto per alcuni legami che sono riuscita a instaurare con le mie compagne... rido, scherzo, non sono di parte...sono neutrale in mezzo a quei tanti gruppetti.Lunedì scorso avrei dovuto fare la simulazione della terza prova d'esame; erano giorni e giorni che studiavo, ansia a mille, e così mi è preso un attacco di gastrite acuta che mi ha tenuta dolorante anche il giorno del mio compleanno e così non sono riuscita a andare a scuola...ero talmente agitata e delusa da me stessa per questa mancanza che ho chiamato la professoressa coordinatrice di classe alle nove e mezza di sera per scusarmi se il giorno dopo non mi sarei presentata a scuola....
già ora ho 19 anni, strano vero? mi sembra ieri il giorno in cui ho raggiunto la meta dei 18 anni, quelli tanto attesi ma anche paurosi perchè sgnificava avere tante responsabilità e io non le volevo queste. Adesso allora cosa dovrei dire??? mi va bene così, per fortuna quel complesso è passato.
Basta chiacchiere
Scusatemi davvero molto, adesso sono tornata.
Mi siete mancate...passo da voi
sabato 9 novembre 2013
dolcezza, amore e felicità
Vorrei una dieta speciale...
Una dieta fatta di dolcezza, amore, felicità...
Abbracci sinceri, forti, protettivi... sorrisi che risanano cuore e anima, contagiosi, che mandano via il cattivo tempo che hai dentro...
Affetto, quello vero, fatto di sguardi e parole. Quell'affetto in cui il dialogo è silenzioso, portato avanti sono dagli occhi e dal cuore che sussulta appena capisci di essere scrutata dentro...
Una vita fatta di emozioni, pure, libere, forti... positive e negative che siano. Sentire qualcosa, è questa la cosa più importate. Mettere da parte l'apatia nei confronti della vita e iniziare ad accettare le emozioni umane: invidia, rabbia, amore, spensieratezza, nervoso, gioia.
Queste sono emozioni, però di alcune il sapore mi sfugge ancora.
Vivere la vita, senza avere troppa paura del domani, infondo il domani arriva anche se ci fa così paura, non possiamo sottrarci ad esso. E quindi va affrontato, a testa alta, rischiando anche di commettere errori e sbagli, ma l'importante è provarci...
Vorrei una dieta fatta d'amore per me stessa, per gli altri e per la vita...
Una dieta fatta di dolcezza, amore, felicità...
Abbracci sinceri, forti, protettivi... sorrisi che risanano cuore e anima, contagiosi, che mandano via il cattivo tempo che hai dentro...
Affetto, quello vero, fatto di sguardi e parole. Quell'affetto in cui il dialogo è silenzioso, portato avanti sono dagli occhi e dal cuore che sussulta appena capisci di essere scrutata dentro...
Una vita fatta di emozioni, pure, libere, forti... positive e negative che siano. Sentire qualcosa, è questa la cosa più importate. Mettere da parte l'apatia nei confronti della vita e iniziare ad accettare le emozioni umane: invidia, rabbia, amore, spensieratezza, nervoso, gioia.
Queste sono emozioni, però di alcune il sapore mi sfugge ancora.
Vivere la vita, senza avere troppa paura del domani, infondo il domani arriva anche se ci fa così paura, non possiamo sottrarci ad esso. E quindi va affrontato, a testa alta, rischiando anche di commettere errori e sbagli, ma l'importante è provarci...
Vorrei una dieta fatta d'amore per me stessa, per gli altri e per la vita...
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giovedì 7 novembre 2013
quando c' era il dh :)
Mi ritrovo con un sorriso ebete sul viso,
E scende qualche lacrima... ma non perché sto male, solo perché sto ricordando.
La verità è che mi manca il day hospital all'infinito. Più di tutto mi mancano le persone che quel percorso mi ha fatto conoscere... tutte dei grandi tesori.
Mi mancano quei momenti speciali.
Mi mancano gli abbracci collettivi post gruppo, quando eravamo tutte stravolte. Mi mancano i discorsi fatti sui ragazzi, sull'amore. Mi mancano le cuscinate tirate di nascosto mentre prendevamo il caffè su quei divanetti blu con i cuscini anti- stress... mi mancano le facce di zero entusiasmo prima del gruppo lettura, lo ore passate attaccate ai termosifoni a prendere l'aria calda... quei silenzi che sembravano eterni quando nessuno in gruppo voleva parlare. Mi mancano gli abbracci di conforto quando qualcuno di noi era giù di morale o preoccupata, le coccole scambiate, le sigarette fumate insieme...
Non dimenticherò mai quei momenti in cui eravamo libere di parlare tra di noi mentre disegnavamo o scrivevamo. I pennarelli consumati a forza di colorare mandala... quelle rare uscite di gruppo bellissime, i compleanni, gli auguri, le sorprese, i regali comprati di nascosto.
Bastava uno sguardo per comunicare tra di noi, sia quando volevamo dire qualcosa che ci faceva ridere ma non potevamo, sia quando eravamo stanche di sentire la solita voce che tanto ci dava noia perché sembrava una cantilena.
Mi mancano i doppi sensi che qualcuno riusciva sempre a trovare nelle frasi pronunciate... le confessioni fatte la mattina presto prima di scendere in dh...
Mi manca tutto.
Mi mancate tanto ragazze
<3
Nonostante il percorso difficile che è stato, sono contenta perché ha permesso di far incontrare la mia strada con la vostra. ♥
E scende qualche lacrima... ma non perché sto male, solo perché sto ricordando.
La verità è che mi manca il day hospital all'infinito. Più di tutto mi mancano le persone che quel percorso mi ha fatto conoscere... tutte dei grandi tesori.
Mi mancano quei momenti speciali.
Mi mancano gli abbracci collettivi post gruppo, quando eravamo tutte stravolte. Mi mancano i discorsi fatti sui ragazzi, sull'amore. Mi mancano le cuscinate tirate di nascosto mentre prendevamo il caffè su quei divanetti blu con i cuscini anti- stress... mi mancano le facce di zero entusiasmo prima del gruppo lettura, lo ore passate attaccate ai termosifoni a prendere l'aria calda... quei silenzi che sembravano eterni quando nessuno in gruppo voleva parlare. Mi mancano gli abbracci di conforto quando qualcuno di noi era giù di morale o preoccupata, le coccole scambiate, le sigarette fumate insieme...
Non dimenticherò mai quei momenti in cui eravamo libere di parlare tra di noi mentre disegnavamo o scrivevamo. I pennarelli consumati a forza di colorare mandala... quelle rare uscite di gruppo bellissime, i compleanni, gli auguri, le sorprese, i regali comprati di nascosto.
Bastava uno sguardo per comunicare tra di noi, sia quando volevamo dire qualcosa che ci faceva ridere ma non potevamo, sia quando eravamo stanche di sentire la solita voce che tanto ci dava noia perché sembrava una cantilena.
Mi mancano i doppi sensi che qualcuno riusciva sempre a trovare nelle frasi pronunciate... le confessioni fatte la mattina presto prima di scendere in dh...
Mi manca tutto.
Mi mancate tanto ragazze
<3
Nonostante il percorso difficile che è stato, sono contenta perché ha permesso di far incontrare la mia strada con la vostra. ♥
martedì 5 novembre 2013
Quel passato così nitido
A volte mi perdo...
mi perdo per quei pochi corridoi della mia scuola, mi perdo nel bagno a fissarmi in quello specchio sistemato un po' troppo in alto per me. Inizio a vagare, e non so dove vado. A far cessare il mio vagare sono alcuni professori che vedendomi nei corridoi o intenta a specchiarmi mi salutano...
Allora torno in classe...
riesco a perdermi anche durante le lezioni... il professore parla e io non so che argomento sta trattando, forse è da mezz'ora che ho la stessa pagina sotto gli occhi e fingo di leggerla, e ogni tanto scrivo una parola sul bordo della pagina come appunto. Magari ha già spiegato altre dieci pagine, ma io non c'ero, ero assente. Fisicamente presente e mentalmente assente.
Anche a casa mi perdo, tra le pagine del libro da studiare, tra gli appunti da copiare in bella calligrafia, nel tema da fare di compito. Quando sono persa ho lo sguardo fisso fuori, verso la natura, verso luoghi che non ho mai visitato, che non conosco. Luoghi in cui vorrei tanto andare, per rompere la solita routine noiosa e triste...
Magari se fosse colpa dell'amore questo mio annegare nei pensieri, e invece no, sono i ricordi.
Ricordi di ieri, di un anno fa, di dieci anni fa... ricordi legati all'infanzia, a quei momenti passati davanti alla finestra della cucina sperando di vedere arrivare le mie sorelle da lavoro con la loro macchina, per stare così tranquilla perchè voleva dire che Dio non me leaveva ancora portate vie così come ha fatto con la mia nonna. I pianti fatti perchè non volevo andare a scuola, perchè non essendoci a casa sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto ai miei genitori, e a me chi l'avrebbe detto se ero a scuola?
La stessa sensazione che provavo in prima superiore, quella paura dell'ignoto e della morte dei miei cari. Quella paura che mi bloccava ogni volta che dovevo ucire di casa, l'ansia che aumentava quando si faceva sera... quell'ansia che sono andata a placare puntando il mio pensiero e il mio controllo sul cibo e sul corpo. Era l'unico modo che conoscevo per alleviare l'ansia.
E adesso penso al DCA, al cibo, al mio corpo che deve cambiare. Penso tanto, troppo, a volte la notte non dormo.
Vivo nel passato, è questo il mio errore. Quel passato che mi fa cadere lacrime dagli occhi la notte, quei ricordi troppo nitidi per essere passati. Ricordo troppo bene, è difficile dimenticare.
E intanto vago, annego nei ricordi...
mi perdo per quei pochi corridoi della mia scuola, mi perdo nel bagno a fissarmi in quello specchio sistemato un po' troppo in alto per me. Inizio a vagare, e non so dove vado. A far cessare il mio vagare sono alcuni professori che vedendomi nei corridoi o intenta a specchiarmi mi salutano...
Allora torno in classe...
riesco a perdermi anche durante le lezioni... il professore parla e io non so che argomento sta trattando, forse è da mezz'ora che ho la stessa pagina sotto gli occhi e fingo di leggerla, e ogni tanto scrivo una parola sul bordo della pagina come appunto. Magari ha già spiegato altre dieci pagine, ma io non c'ero, ero assente. Fisicamente presente e mentalmente assente.
Anche a casa mi perdo, tra le pagine del libro da studiare, tra gli appunti da copiare in bella calligrafia, nel tema da fare di compito. Quando sono persa ho lo sguardo fisso fuori, verso la natura, verso luoghi che non ho mai visitato, che non conosco. Luoghi in cui vorrei tanto andare, per rompere la solita routine noiosa e triste...Magari se fosse colpa dell'amore questo mio annegare nei pensieri, e invece no, sono i ricordi.
Ricordi di ieri, di un anno fa, di dieci anni fa... ricordi legati all'infanzia, a quei momenti passati davanti alla finestra della cucina sperando di vedere arrivare le mie sorelle da lavoro con la loro macchina, per stare così tranquilla perchè voleva dire che Dio non me leaveva ancora portate vie così come ha fatto con la mia nonna. I pianti fatti perchè non volevo andare a scuola, perchè non essendoci a casa sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto ai miei genitori, e a me chi l'avrebbe detto se ero a scuola?
La stessa sensazione che provavo in prima superiore, quella paura dell'ignoto e della morte dei miei cari. Quella paura che mi bloccava ogni volta che dovevo ucire di casa, l'ansia che aumentava quando si faceva sera... quell'ansia che sono andata a placare puntando il mio pensiero e il mio controllo sul cibo e sul corpo. Era l'unico modo che conoscevo per alleviare l'ansia.
E adesso penso al DCA, al cibo, al mio corpo che deve cambiare. Penso tanto, troppo, a volte la notte non dormo.
Vivo nel passato, è questo il mio errore. Quel passato che mi fa cadere lacrime dagli occhi la notte, quei ricordi troppo nitidi per essere passati. Ricordo troppo bene, è difficile dimenticare.
E intanto vago, annego nei ricordi...
domenica 3 novembre 2013
ci saranno dei cambiamenti , eh si!
Ciao a tutti!
Oggi nel cielo c'è un pallido sole, meno male, ho bisogno di un po' di luce che scaldi la mia anima forse fredda in questo periodo.
Sono presa dalla vita troppo frenetica, dimenticandomi che intorno a me ci sono cose , anche piccole, che potrebbero farmi sorridere o provare un dolce sussulto nel cuore.
Con l'inizio della scuola ho abbandonato la psicoterapia, affidandomi solo più a un colloquio privato psichiatrico una volta ogni tre settimane. Nell'ultima seduta ho chiesto se fosse possibile avere un incontro ogni due settimane e la mia proposta è stata accettata dallo psichiatra, e ne sono felice. Oddio, felice forse non è il termine adatto, sollevata è un termine migliore. A una condizione però: devo aumentare di peso, almeno un chilo. Questo mi spaventa, però ho fiducia nel mio dottore e quindi vedrò come fare a prendere peso in modo sano e giusto, senza esagerare...
Martedì vado a Torino, al day hospital, a fare un colloquio con la psicologa che mi aveva seguita durante il percorso, per fare il punto della situazione e mi somministreranno quei odiosi e noiosi test lunghi pagine pagine e pagine... quante volte l'avrò fatti? Sette volte di sicuro, e sono sempre gli stessi! Con domande uguali ma poste in modo diverso per vedere se dici la verità o no... va beh, vorrà dire che li farò, e sono sicura che nella vita mi toccherà ripeterli chissà ancora quante volte. Però sono felice, per un momento rientrerò in quel luogo che mi manca tanto e che racchiude nelle sue mura speranze, paure, pianti, risate, confessioni, scherzi, affetto, dolcezza. Quel luogo in cui mi sono sentita rinascere, la mia seconda famiglia speciale e unica. Non dimenticherò mai tutto ciò che ho ricevuto dalle mie compagne di percorso, dai medici e dalle infermiere.
Non dimenticherò mai quei sei mesi.
Penso che negli ultimi anni, nonostante tutti gli scogli che il day mi portava ad affrontare, siano stati i più bei sei mesi vissuti. Fatti di vita.
Un abbraccio a tutti
Pulce
Buona domenica ♥
sabato 2 novembre 2013
sguardi monelli :)
Sono tornata...ciao a tutti.
Ho avuto una settimana davvero piena di attività e studio, così arrivavo tutte le sere a casa distrutta e non avevo nemmeno la forza di accendere il pc e scrivere...allora vi ho lette.
È così. Passiamo da momenti in cui sembra che le cose stiano andando meglio e poi arriva quella mazzata che ci stende per terra... io mi sento così anche nel corso di una giornata. Magari c'è qualcosa che mi fa sorridere, sentire un attimo più in pace, e poi arriva qualcosa che mi manda a terra. Più volte in queste mattinate a scuola, ho mandato dei messaggi a mia mamma con scritto che volevo solo scappare e che non ce la facevo più. Poi mi sono domandata, a cosa serve scappare? Tanto i problemi e i dolori che non affronto oggi me li ritrovo davanti la giornata seguente, oppure sono loro che mi fanno svegliare la mattina dopo avermi tenuta per tutta la notte sveglia... a forza di scappare non si può raggiungere nessun risultato, e questo l' ho capito.
Per il resto vi aggiorno velocemente.
Devo confessare che non ho più aggiornato anche per la paura di scrivere cose noiose e inutili, senza senso, e magari ripetitive...perché alla fine nelle mie giornate non succede niente di straordinario, è tutto ordinario compresi i momenti no...
Scuola no comment, ho preso due insufficienze di cui una molto grave. Mi sono sentita una fallita perché per una delle due verifiche insufficienti avevo studiato, e pure molto...poi passo ore e ore a studiare per prendere dei voti che non sopporto, non hanno senso.
Però una cosa diversa è successa... sono andata a fare lo stage nel micronido. Che carini, amorosi, dolci, teneri e scatenati che sono quei bambini... sono bellissimi. Alcuni hanno giusto un anno, altri due. Sono delle sagome... all'inizio mi guardavano con sospetto perché non sapevano chi ero, ma poi una volta che li ho aiutati a mangiare merenda e a giocare con loro, sono stati subito come delle cozze che cercavano sempre di attirare la mia attenzione in qualsiasi modo.
Sono così teneri... e dopo quelle due ore passate con loro, ero tranquilla, con loro mi sono dimenticata i miei problemi ed ero solo presa dai loro sguardi monelli... ora passo da voi.
Un abbraccio forte
È così. Passiamo da momenti in cui sembra che le cose stiano andando meglio e poi arriva quella mazzata che ci stende per terra... io mi sento così anche nel corso di una giornata. Magari c'è qualcosa che mi fa sorridere, sentire un attimo più in pace, e poi arriva qualcosa che mi manda a terra. Più volte in queste mattinate a scuola, ho mandato dei messaggi a mia mamma con scritto che volevo solo scappare e che non ce la facevo più. Poi mi sono domandata, a cosa serve scappare? Tanto i problemi e i dolori che non affronto oggi me li ritrovo davanti la giornata seguente, oppure sono loro che mi fanno svegliare la mattina dopo avermi tenuta per tutta la notte sveglia... a forza di scappare non si può raggiungere nessun risultato, e questo l' ho capito.
Per il resto vi aggiorno velocemente.
Devo confessare che non ho più aggiornato anche per la paura di scrivere cose noiose e inutili, senza senso, e magari ripetitive...perché alla fine nelle mie giornate non succede niente di straordinario, è tutto ordinario compresi i momenti no...
Scuola no comment, ho preso due insufficienze di cui una molto grave. Mi sono sentita una fallita perché per una delle due verifiche insufficienti avevo studiato, e pure molto...poi passo ore e ore a studiare per prendere dei voti che non sopporto, non hanno senso.
Però una cosa diversa è successa... sono andata a fare lo stage nel micronido. Che carini, amorosi, dolci, teneri e scatenati che sono quei bambini... sono bellissimi. Alcuni hanno giusto un anno, altri due. Sono delle sagome... all'inizio mi guardavano con sospetto perché non sapevano chi ero, ma poi una volta che li ho aiutati a mangiare merenda e a giocare con loro, sono stati subito come delle cozze che cercavano sempre di attirare la mia attenzione in qualsiasi modo.
Sono così teneri... e dopo quelle due ore passate con loro, ero tranquilla, con loro mi sono dimenticata i miei problemi ed ero solo presa dai loro sguardi monelli... ora passo da voi.
Un abbraccio forte
giovedì 24 ottobre 2013
le mie mani nelle sue
Il cielo ha smesso di piangere. Era da ieri che le sue lacrime cadono velocemente a terra...sentivo solo il rumore delle gocce d'acqua che cadevano sul terrazzo. Vivendo in campagna, sono abituata a vivere nel silenzio più assoluto, in mezzo alla natura che in questi giorni sta diventando spoglia e priva di colori.
Abito in un posto solitario, circondata da vigneti e alberi di noci e nocciole. Mi piace il posto, ma in autunno e inverno , mi fanno sentire più sola di quel che già mi sento. Penso che anche la mia cagnolina Luna si senta sola, dorme tutto il giorno senza chiedere coccole e senza mangiare.
Sono due sere che per dormire chiamo mia madre, che con santa pazienza viene a dormire nel mio lettone. Mi sta vicina fino a quando non mi addormento, per poi mettermi un cuscino vicino per continuare a farmi sentire che ho qualcosa vicino. Poi mi sveglio a metà notte, e mi rendo conto che lei è tornata nel suo letto, ma va bene così, riesco a riprendere sonno abbastanza velocemente, basta tenere lontano i pensieri ansiogeni. Arrivo tutte le sere, stravolta, ma senza riuscire a dormire. Non riesco a spegnere la mente e non riesco a non sentire quel vuoto dentro di me. E allora vado a chiamare mia mamma, che non riesce a colmare quel vuoto, ma ha il potere di tranquillizzarmi. Mi addormento sempre rannicchiata vicino a lei, tenendole le mani strette alle mie.
È un atteggiamento infantile lo so, ma è l'unico modo per non scoppiare a piangere perché sento quel bisogno di essere abbracciata, quella fame d'amore che ormai regna nelle mie giornate, e non sono capace a colmarlo...
Vi abbraccio
Abito in un posto solitario, circondata da vigneti e alberi di noci e nocciole. Mi piace il posto, ma in autunno e inverno , mi fanno sentire più sola di quel che già mi sento. Penso che anche la mia cagnolina Luna si senta sola, dorme tutto il giorno senza chiedere coccole e senza mangiare.
Sono due sere che per dormire chiamo mia madre, che con santa pazienza viene a dormire nel mio lettone. Mi sta vicina fino a quando non mi addormento, per poi mettermi un cuscino vicino per continuare a farmi sentire che ho qualcosa vicino. Poi mi sveglio a metà notte, e mi rendo conto che lei è tornata nel suo letto, ma va bene così, riesco a riprendere sonno abbastanza velocemente, basta tenere lontano i pensieri ansiogeni. Arrivo tutte le sere, stravolta, ma senza riuscire a dormire. Non riesco a spegnere la mente e non riesco a non sentire quel vuoto dentro di me. E allora vado a chiamare mia mamma, che non riesce a colmare quel vuoto, ma ha il potere di tranquillizzarmi. Mi addormento sempre rannicchiata vicino a lei, tenendole le mani strette alle mie.
È un atteggiamento infantile lo so, ma è l'unico modo per non scoppiare a piangere perché sento quel bisogno di essere abbracciata, quella fame d'amore che ormai regna nelle mie giornate, e non sono capace a colmarlo...
Vi abbraccio
martedì 22 ottobre 2013
UN ABBRACCIO
Sono stanca... Vorrei che la giornata fosse già volta al termine...
Ho voglia di scaldarmi, di sentire e avere vicino a me qualcuno che mi abbracci... e che mi possa trasmettere calore, vorrei un abbraccio sincero, puro... uno di quegli abbracci che solo poche persone sanno dare.
Vorrei essere abbracciata e sentirmi al sicuro, far svanire per un po' ti tempo tutte le preoccupazioni che affollano la mia testa. Vorrei piangere in quell'abbraccio, perché so che non sono sola, perché non ricordo nemmeno più cosa sia un vero abbraccio. Vorrei sfogarmi, buttare via in lacrime e parole quella rabbia che nutro da mesi, quel senso di fallimento che sento, quella voglia di urlare al mondo quanto sono arrabbiata con lui.
Vorrei addormentarmi in quell'abbraccio, tenuta stretta e al riparo da quelle braccia. Mi farei talmente piccola da scomparire quasi, come se fossi una bambina.
Di solito, dopo quegli abbracci, riesco a ritrovare il sorriso, riesco a scherzare facendo scendere ancora qualche lacrima amara, e mi sento esausta, ma più leggera, come se una parte di me se ne fosse andata per una vacanza. So che poi tornerà, niente svanisce, se bastasse un pianto a far tornare le cose a posto, io a quest'ora starei da Dio!
Non so. Penso sia una grande fame d'affetto, una fame d'amore... quel vuoto che mi lascia sempre con la testa pesante e piena di pensieri, con la fame che bussa alla porta e io che mi arrabbio .
La scuola sta procedendo...alti e bassi, oggi ho consegnato la verifica di matematica in bianco... devo stendere un velo pietoso sulla scuola, mi sento ridicola e stupida perché non riesco nemmeno a fare qualcosa di sensato dopo ore di studio faticoso. Va bob, meno male che è il primo quadrimestre. Avrò tempo a recuperare. Ecco il bicchiere mezzo pieno!
Con affetto
Ps. Vi lascio due mie foto con la nuova acconciatura!
Capelli neri con il ciuffo blu!
Pulce
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domenica 20 ottobre 2013
Per tutti voi...
Ci sono giorni in cui ti senti una fallita e basta,
pensi che tua vita sia solo sbagliata, piena di errori e di sbagli. Pensi che non ce la farai, non ce la farai a lavoro, a scuola, a combattere contro la malattia, a essere forte.
Ecco, questo è il momento giusto per iniziare a combattere... continui a nutrire odio verso te stessa, verso quell'immagine che lo specchio ti riflette...e chi è quella ragazza? tu vorresti essere l'opposto. Ma io vi dico ragazze " siete bellissime così come siete", con il vostro fisico, con le vostre lentiggini, la vostra carnagione chiara, con i vostri capelli spettinati. Siete anche belle con il trucco sbavato a causa dei pianti che cercate di soffocare, ma che prima o poi non riuscite più a trattenere. Siete bellissime con i vostri sorrisi timidi, con la vostra insicurezza, la paura di cadere, i vostri occhi pronti a scrutare tutto ciò che vi circonda come se non aveste mai visto nulla al mondo.
Siete belle quando vi rialzate dopo una caduta, dopo esservi sbucciate anche l'anima, a causa dell'amore, a causa delle fregature, a causa dei voti, del lavoro, del cibo, e degli esami universitari... ma state germogliando di nuovo, state ritornando a essere quel fiore timido che ha bisogno di tanta luce per far si che si apra.
State diventando forti anche non vi accorgete dei cambiamenti, dei passi in avanti che avete fatto, delle decisioni difficili che avete divuto predere e che hanno cambiato in qualche modo la vostra vita...ogni volta davanti ad un ostacolo ricordate quanta strada avete percorso per arrivare fino dove siete arrivate. Avete percorso tanti chilometri, ve ne siete accorte? forse no, perchè eravate troppo impegnate a vivere nel passato fatto di paura e di errori, di strade sbagliate, di digiuni, di abbuffate, di vomito, di tagli e di bruciature... con la paua costante di ricadere, voi state continuando ad andare avanti, ed è questo che fa di voi le persone speciali che siete.
La bellezza non si misura in numeri, ma in tutte quelle qualità nascoste che dobbiamo tirare fuori e che sono nascoste nel nostro profondo.
Un abbraccio
Pulce
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