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lunedì 20 giugno 2016

Istanti colorati di una vita caotica

Eccomi!
Buongiorno people!
Domanda essenziale: quali sono stati gli istanti di vita di cui ho potuto godere grazie a questo mio fisico " normale"?
Prenderei in esame gli ultimi due mesi... perchè?
Perchè a inizio anno ho avuto una butta ricaduta. Avevo perso parecchio peso, tanto che la responsabile della casa di cura dove sono stata ricoverata lo scorso anno voleva ricoverarmi di nuovo. Ma io mi sono imposta di riprendermi da sola; l'ho fatto per diversi motivi: perchè dentro di me una vocina mi diceva che ne sarei stata in grado, facendo leva sulla grande importanza che ha per me l'università, per il mondo di bene che voglio a tutta la mia famiglia, per la fiducia che mi sono dovuta sudare per trasferirmi in Veneto e perchè confesso che il ricovero è un luogo quasi idilliaco, dove tutti ti capiscono e il ritorno alla realtà è una vera mazzata sui denti, cosa che non vorrei rivivere.
Ho ricordi bellissimi del ricovero e vorrei che rimanessero solo quelli.
Quindi... piano piano mi sono rialzata e la fatica è stata enorme, ho dovuto accettare i miei limiti, attestare ed accettare che fisicamente stavo a pezzi: solo andare a lezione per me era una fatica disumana, tornavo in collegio incapace di aprire ancora un libro per la stanchezza...

Ho assaporato vita quando sono uscita la sera con alcune ragazze del collegio per sentire una band che faceva una cover di Vasco e Ligabue e mi sono trovata in prima fila a ballare e cantare con tutta la mia voce le canzoni che conoscevo. Ridevo, mi divertivo, ero leggera, nonostante quei leggins troppo stretti e la maglia larga per nascondere il ventre gonfio... ma chi ci pensava in quel momento?
E' stata vita quando dopo una pizza con amiche, ci siamo ritrovate a dividerci una vaschetta di gelato ricordandoci di quanto è dura la vita da studente durante le sessioni di esami. Ho mangiato gelato, non so quanto, ma era forse normale? o meglio così buffa come scena.
Ho vissuto al compleanno di mio nipote A. quando dopo aver cenato e mangiato una fetta di torta, mi sono ritrovata a giocare a fresbee con altre persone e a pallone con entrambi i miei nipoti.
Ho vissuto quando sono andata a mangiare una pizza in compagnia dei miei genitori e non è mai calato il silenzio a tavola, perchè di solito accade quando sono presa dai miei pensieri catastrofici su calorie e robe varie... e soprattutto ho mangiato in mezz'ora e non in un'ora com'era solito mio fare seguendo i dettami del dittatore dentro la mia testa.
E' vita ascoltare musica, quella passione che avevo abbandonato da anni perchè fonte ansiogena. E' vita guardare un film con amiche o con la mia mamma.
Ho festeggiato compleanni, e ne ho evitati altri. Per paura, per questioni legate al cibo, all' ingrassare e al peso. Ne sono consapevole, a volte scappo dalle situazioni perchè ho imparato a sentire quando sono davvero in pericolo e quindi cerco di tutelarmi, a volte rinunciando; e la rinuncia fa male ma non sono ancora così forte ed elastica da non avere più ostacoli. A volte la rinuncia e l' evitamento sfociano in comportamenti malati, come abbuffate, sensi di colpa, solitudine, tristezza, senso di non appartenenza.
Ma sono umana e ho ancora tante cose su cui lavorare. Ci sono ancora molti aspetti della malattia da debellare. Il percorso è ancora lungo, ma intanto a volte la vita mi illumina e io a braccia aperte la accolgo.
VORREI ESSERE VITA. VORREI ESSERE VIVA.

domenica 19 giugno 2016

Questa pagina mi appartiene, ricomincio da qui

Buongiorno gente!

Mi fa uno strano effetto tornare su questo blog... recentemente mi sono raccontata su un secondo blog: http://goccedimemoria-pulce.blogspot.it , ma non mi sono sentita a casa, ho sentito che quella pagina non mi apparteneva, non era mia. Invece quì, nonostante siano passati anni, a rileggere i miei post mi emoziono, mi fanno rivivere situazioni, momenti belli e brutti...
Adesso sono cresciuta, non sono più la Faby di tre anni fa, sono cambiata e meno male.
Se vi chiedete se sono uscita da questo tunnel buio dei dca, la risposta è no, non ancora, ma è cambiato il modo in cui lo vivo.
Frutto di un percorso in una clinica privata per la cura dei disturbi alimentari? può essere. Ma non bastano solo le cure.
Ho cambiato stile di vita, città, aria. Adesso sono un'universitaria, vivo a Padova, studio, seguo corsi, sostengo esami. Faccio fatica a concentrarmi, vivo con il pensiero del cibo, ma almeno provo a vivere. A volte cado, mi faccio male e tanto, mi permetto di piangere e poi mi rialzo.
Il mio corpo dopo anni di carestia ha deciso di farsi sentire prepotentemente, richiede cibo. A vedermi ora sembro una normalissima ragazza di 22 anni senza nessun problema, il mio corpo non parla più, non urla più quel dolore, anche se nella mia testa continua a permanere. Come risolvere questa ambivalenza?
Ogni settimana ho una bravissima psicologa pronta ad ascoltarmi, sostenermi e ogni tanto sgridarmi. Ogni tre settimane ho una dietista pronta a rispondere ai miei dubbi e ogni due mesi ho una visita con una delle psichiatre più brave nel campo.
Tutto questo è necessario ma non basta per guarire.
Oggi com'è il mio rapporto con il cibo?
Sento fame, magio e forse a volte un po' troppo... ho qualche abbuffata. Qualche giorno restringo un pochino, sapendo però che questo porta ad abbuffarmi. E allora sto cercando un equilibrio che devo ancora trovare. Ci sono tanti cibi che vorrei mangiare ma non riesco ancora a permettermeli. Mentre altri sono rientrati nella mia alimentazione. Il prezzo da pagare?
L'aumento del peso. L'accettazione di sè. Quest'ultima ancora non riesco ad accettarla, ma non bisogna tornare indietro, e allora procedo, PERCHE' LA VERA CONQUISTA SONO ISTANTI DI VITA.
Cos'è cambiato da due anni fa?
Quali sono stati i momenti di vita più belli che ho vissuto?

A queste domande risponderò nella prossima puntata ;-)... non voglio annoiarvi con post troppo lunghi.

Un abbraccio
Fabiana


mercoledì 24 giugno 2015

Emozioni da condividere con voi, Sono tornata

5 mesi e 10 giorni...
400 km di distanza da casa...
Il ricovero più difficile, utile, consapevole, pieno di giornate grigie e nere, ma che hanno anche visto l' amore, l' amicizia, la gratitudine, la fiducia, la paura, le lacrime, i sorrisi, gli abbracci, le cadute, le piccole vittorie, le soddisfazioni, sfociare da una semplice parola " aiuto"... circondata da uno staff di medici, infermiere, operatrici che sono UMANE, che provano EMOZIONI, che mi hanno ascoltata, compresa. E tante compagne di viaggio, arrivate da ogni parte d'Italia, con le quali ho condiviso questo percorso, le giornate, i pensieri, le confessioni.
Mi sembra ieri quel 7 gennaio 2015, inizio del mio ricovero: i pianti, la nostalgia di casa, l'impossibilità di contattare qualsiasi persona per le prime due settimane. La voglia di scappare, di andarmene da quel luogo che è poi diventato la mia seconda casa, la bolla di protezione, l'aiuto che inconsciamente stavo gridando con il mio corpo.
Adesso sono tornata, con fatica ho lasciato quella culla, tra abbracci e parole di conforto, lacrime e tante emozioni. Si, emozioni, perchè adesso so riconoscerle, so viverle anche se a volte fa male.
Vorrei condividere molte cose con voi...
se avrete un po' di pazienza...
un poco alla volta.

con affetto
Pulce

venerdì 26 dicembre 2014

Natale e dintorni


Spero che il vostro Natale non sia stato rovinato troppo dal dca. Spero che abbiate passato una giornata abbastanza calma...
Io dopo anni e anni penso di aver passato il mio primo Natale decentemente.
Ho festeggiato con mia sorella e famiglia, quindi anche i miei nipoti e forse sapete già quanta forza mi danno; e poi non so se avete notato ma i bambini hanno quasi un potere in più rispetto a noi adulti: donano amore incosapevolmente.
Avevo deciso di mangiare un po' diversamente dagli altri giorni, cioè uscre dal mio schema alimenatare ferreo e concedermi qualcosa... quindi sapevo a cosa andavo incontro. Mi sono concessa un pizzico di valeriana con mezzo uovo sodo, una purè di zucca con un cucchiaio di crema alla ricotta e gorgonzola, una mini- crepe ricotta e spinaci, un cucchiaio di le,ticchie con una fettina di cotechino.
E fin quà tutto bene, tanti sensi di colpa ma anche soddisfazione nel ritrovare quei sapori. Ho parlato a tavola, ho espresso pareri sul cibo, ho aiutato i miei nipotini a mangiare chiedendomi dove mettono tutta la roba che riescono a mangiare ( davvero tanto!!!!).
E' arrivato il panettone. Al cioccolato. Mi ha fregata. Ne ho mangiato due fette. Troppo.
 Ho cercato di mantenere la calma, mi sentivo stra in colpa, mi sentivo gonfia, avrei voluto tornare indietro e non accanirmi sul panettone... ma io lo so, so di essere ghiotta di dolci, so di poter esagerare su quelli... Per evitare di focalizzare il mio pensiero su ciò che avevo mangiato sono andata a giocare con i miei nipoti. Non mi sono isolata anche se avrei voluto gridare a tutti " guardate come sono diventata? golosa e basta, mangerei dolci e solo dolci! ma non posso ingrassare, non devo..."
Alla sera, ancora ripensando al panettone, mi sono convinta che sia stato solo un errore di percorso. Infondo erano settimane che non mi concedevo qualcosa di dolce e quindi è quasi normale che davanti a quella bontà io abbia un po' esagerato. Ho ripensato alla giornata senza il fattore cibo, alla mia corsa il giorno precedente a comprare dei cappellini da babbo natale per me e i miei nipoti, ai segnaposto fatti a mano da me, alla sveglia la mattina presto per andare alla funzione in chiesa, le foto vicino al mio alberello, l'entusiasmo dei miei nipoti davanti a tutti i loro doni...
Ancora oggi penso al panettone di ieri, a quella fetta di troppo... ma messo sulla bilancia insieme a tutto ciò che ho vissuto in preparazione a questo Natale e al calore che alcune persone importanti mi hanno fatto sentire nell'ultimo periodo, è niente. Quel dolce è niente in confronto al resto...
E oggi sono ritornata a seguire il mio equilibrio alimentare.
Fabiana 1
Anoressia 0

mercoledì 17 dicembre 2014

vorrei parlare... vorrei...vor...

Vorrei raccontare...
Vorrei parlare...
Vorrei...
Vor...
Ehi ascoltami,
Sono quà,
Non far finta di non vedermi,
Non fingere di non sentirmi.
Sono cambiata lo so, sono diventata acida, ho dovuto mentire per proteggere chi mi stava attorno, non perché non provo più affetto, non volevo che tutto si ripetesse per l'ennesima volta, almeno per gli altri.
Sono andata alla ricerca di amore e ne ho trovato; mi ha fatto bene, una medicina efficace fino ad un certo punto,ma poi tutto è di nuovo crollato.
Ecco, io vorrei vivere di quegli istanti, di quelle frasi, di quelle chiacchierate, di quei pomeriggi, di quei viaggi in macchina, di quei sorrisi, di quegli sguardi.
Eppure, eppure qualcosa dentro me non va.
Il vuoto, il dolore, l'amaro nello stomaco  e in bocca. La testa piena di pensieri, un'overdose di ansia.
Ricordo che ogni grande viaggio inizia con un primo passo. Io sono già partita tante volte per smarrirmi poi sempre.
Adesso dove vado?
Avanti, sempre avanti.
Per quale strada?
Non so, ma sempre avanti.
Per quanto tempo? Dove? Quando? ? Perché?
Non so.
L'unica cosa che so è di non sapere.

mercoledì 3 dicembre 2014

Dancing !

Sono tornata dalle lezione di Dancing.
Ballare e cantare per sfogarsi, per non pensare. E per pochi secondi, a volte un minuto riesco a staccare la spina, ovvero non penso a me, al mio fisico, al peso, al cibo, ma ai passi di danza che devo fare.
Ok, a me è sempre piaciuto ballare, il mondo della danza mi attira parecchio anche se ho scelto quello della pallavolo. E oggi sorrido per questa mia scelta, perchè la prima volta che l'istruttrice di dancing mi ha vista, ha detto di dimenticarmi  tutti i passi della danza classica perchè quel corso era diverso. Io le ho subito risposto " ma io con la danza non ho mai avuto niente a che fare, anzi non so muovermi" e lei mi ha risposto più o meno così: " ah scusami, è solo che il tuo fisico così esile e minuto e il tuo portamento, mi hanno fatta pensare subito ad una ballerina di classica... beh ancora meglio, ti divertirai di più!".
Ed è vero, quando non mi vedo riflessa nel mega specchio mi " diverto"... penso alla musica, ai passi, alla canzone... ma poi ecco che spunta anche solo la mia mano su quel dannato specchio e subito ritorno alla relatà, ovvero " così bruci calorie, forza, balla e salta. Ti vedi allo specchio? la scorsa settimana eri più magra, adesso sei ingrassata, quindi? muoviti dai, sei la solita pigrona. E sai che non è un'ora di questa ginnastica a farti dimagrire, dovresti far ben altro, decidi tu cosa".

Datemi uno schiaffo, e anche forte.
Non riesco a riprendermi.

martedì 2 dicembre 2014

erano le 18 di un pomeriggio... e Lei mi riconosce?

Alle 18 di un semi-tranquillo pomeriggio autunnale, mi dirigo al negozio per animali con il fine di comprare le crocchette al mio cagnolino... Alla fine di tutto c'è l'ho fatta e ci ho anche guadagnato due porta chiavi e un disco orario per la macchina di una marca di cibo per cani. Così sono uscita dal negozio soddisfatta del mio acquisto.
Ma non è questo il punto.
Questa è la fine del mio semi-tranquillo pomeriggio, c'è un lasso di tempo che va dalle 18 alle 18 e 20 circa in cui sono stata in piedi, fuori dal negozio a fissare il vuoto e pensare, ricordare, pensare e ribollire di rabbia.
Erano le 18 e all'entrata del negozio noto un viso conosciuto.
Ho sentito le sinapsi del mio cervello lavorare, collegarsi tra loro, illuminarsi ( se fosse anche possibile)... quella era la dottoressa dell'ambulatorio che mi aveva dato la prima dieta in assoluto per l'iperinsulinemia, la dieta che poi mi ha fatta scivolare giù nella malattia entrando a conoscenza dei cardoidrati, grassi, zuccheri, proteine, mamma grassa e massa magra ecc...
Me la sono vista passare davanti e avrei voluto chiamarla, avrei voluto parlarle, forse le avrei solo chiesto " mi riconosce?"
Sì, sono io. Quella ragazzina che a  54 chili per lei - non aveva chili da perdere-, ma che a 48 chili - aveva perso il peso in eccesso-.
Sì sono io, quella bambina ormai grande che mangiava almeno un dolce al giorno, che tre volte a settimana faceva colazione con il croissant, che da merenda si mangiava pane e nutella, cioccolata calda, latte e biscotti, pane e prosciutto, frutta sciroppata, thè zuccherato...
ricordo di esser stata timida mentre le raccontavo come andava lo studio liceale.
Li vede i miei occhi? se sì, li legge? alcune persone mi dicono che sono dolci ma allo stesso tempo tanto tristi. La legge la rabbia? il fuoco nei miei occhi?
Sa, come c'era scritto in quella dieta non mangio nessun dolce; l'unica cosa semi dolce che arriva alla mia bocca sono i corn fakes della colazione. Avrei una gran voglia di mangiare un biscotto, una fetta di torta fatta in casa, anche solo un quadratino di cioccolato, ma non riesco, non posso perchè dopo si scatenerebbe l'inferno, dopo dovrei punirmi, e non so se fa più male rinunciare alle pietanze piuttosto che cadere in tentazione e poi odiarsi a morte e non voler più uscire di casa.
Le vede le mie mani? ho le unghie strappate, le pellicine sanguinanti, eppure metto lo smalto.
E il mio viso? ha notato che non lo trucco nemmeno più? io adoro il make-up, ma non sento di dover valorizzare la mia faccia, così come nessuna parte del mio corpo.
E la sente la guerra in corso nella mia testa? i crampi allo stomaco? e il freddo nelle ossa? quello è micidiale, non bastano gli strati di vestiti per corpirsi e poi sono così pesanti da portare tanti indumenti addosso, ho male a tutti i muscoli della schiena e braccia.

Mi riconosce ancora? ho circa 18 chili in meno, eppure sono un macigno.

E mentre pensavo, quell'audi nera si allontanava dal parcheggio e rimasi sola, con la mia borsa rossa e il peso dei ricordi.